Giulia: C'era una volta, in un paese lontano,
lontano, ma molto più simile al nostro di quanto
non si possa pensare un piccolo villaggio di
ranocchi. Qui, in una assolata giornata di aprile, il
re aveva indetto una gara di velocità. Lo scopo
era raggiungere nel minor tempo possibile la
torre più alta del castello più diroccato di tutto il
contado.
Chi avrebbe vinto la corsa avrebbe potuto godere
dell'immenso onore di sedere accanto al re
durante la festa di primavera, che si sarebbe
svolta di lì a poco. I partecipanti alla gara erano
tutti nobili tranne uno: un ranocchietto dall'aria
sveglia, ma un po' sperduta. Il giorno della gara
arrivò e quando si diffuse la notizia del plebeo
che voleva vincere la gara si creò un gran
trambusto. Chi era costui e come si permetteva
di competere con dei nobili senza esserlo?
Francesco: Quando la sfida iniziò, si scatenò il
subbuglio. Il pubblico inveiva contro il
malcapitato e tra la folla riecheggiavano
improperi, accuse, maldicenze. Gli insulti
rimbalzavano da una parte all'altra del villaggio.
Sei un fallito! Non dovevi partecipare! Non ce la
farai mai! Il ranocchietto, però, sembrava
impassibile a queste voci e continuava per la sua
diroccato: (agg.) in rovina
il contado: (sost.) contea
il plebeo: (sost.) che
appartiene al popolo,
persona di umili origini
il subbuglio: (sost.)
agitazione, confusione
improperio: (sost.) insulto
la maldicenza: (sost.)
parole false e cattive
impassibile: (agg.) che non
mostra emozioni
13 La paura del giudizio e la favola del ranocchio ©Vaporetto Italiano
strada mentre le rane nobili, non capendo verso
chi fossero rivolti gli insulti, persero entusiasmo
e concentrazione, rallentando il passo e
arrendendosi una alla volta. Tutte le rane,
dunque, si fermarono, tranne il nostro eroe che
arrivò alla meta e vinse il suo premio. Tutti
rimasero a bocca aperta e così una piccola
ranocchia curiosa si avvicinò a lui per sapere
come avesse fatto ad arrivare fino alla cima della
torre nonostante tutto. Ma quando glielo chiese,
il vincitore non rispose. Solo a quel punto tutti si
resero conto che era sordo.
Quindi è chiara la morale di questa favola, no?
C'erano tutte queste rane che stavano
gareggiando ma, sentendo queste voci – non ce
la farai mai, sei un fallito, non dovevi partecipare
Giulia: Perdono la motivazione, no? E quindi si
sentono frustrate, con questi giudizi. Invece, il
nostro ranocchietto, essendo sordo, non aveva
sentito questi commenti così negativi e
scoraggianti.
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