Le aree tematiche del C1
Il sillabo del C1 indica una serie di ambiti lessicali che sono, in un certo senso, il ritratto
di una persona colta che vive dentro la lingua. Nessuno li padroneggia tutti allo stesso
modo — nemmeno i madrelingua — ma è ragionevole aspettarsi di potersi muovere in
ciascuno di essi senza restare muto.
❤️ Sentimenti, emozioni e stati d’animo. Il vocabolario delle sfumature interiori,
che al B2 era limitato alle emozioni di base: rammarico, sgomento, stupore,
sollievo, rimorso, imbarazzo, invidia, nostalgia, malinconia, angoscia, entusiasmo,
delusione, tenerezza, rassegnazione, insofferenza, insieme ai verbi che li
governano: provare, nutrire (un sospetto, una speranza), covare (un rancore),
reprimere, sfogarsi, commuoversi, indignarsi, rassegnarsi, pentirsi, illudersi.
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🎭 Cultura, letteratura e teatro. I generi letterari (giallo, saggio, romanzo di
formazione, biografia, raccolta di racconti, fantascienza, poesia) e il lessico
dell’editoria e della critica (casa editrice, autore, narratore, trama, stile, recensione,
critica letteraria, premio letterario, ristampa). Per il teatro e l’opera, un campo
tipicamente italiano che al C1 è lecito aspettarsi: lirica, melodramma, libretto,
tenore, soprano, spartito, direttore d’orchestra, palcoscenico, sipario, regia, atto,
debutto, prima, applausi, loggione.
🎬 Cinema, media e pubblicità. Il lessico del cinema (doppiare, doppiaggio,
incasso, botteghino, sceneggiatura, regista, montaggio, colonna sonora, comparsa,
girare una scena, uscita nelle sale) e quello della comunicazione commerciale
(promozione, svendita, campagna commerciale, slogan, spot, marchio, lancio di un
prodotto, testimonial, fidelizzare i clienti).
💼 Mondo del lavoro e contratti. Un’area già presente al B2 che al C1 si
specializza sul versante contrattuale e giuridico: contratto a tempo indeterminato e
determinato, assumere, licenziare, dimettersi, inquadramento, mansione, periodo di
prova, retribuzione lorda e netta, contributi previdenziali, indennità, ammortizzatori
sociali, libero professionista, partita IVA, vertenza sindacale, contrattazione
collettiva.
🏫 Scuola e università. Il lessico interno del sistema formativo italiano, che è
pieno di parole opache anche per chi parla bene l’italiano: matricola, appello,
esonero, promosso e bocciato, ateneo, facoltà, dipartimento, libretto, crediti
formativi, sessione d’esame, fuori corso, relatore, tesi, laurea magistrale, dottorato,
borsa di studio, tirocinio formativo.
🔭 Storia e scienza. Le parole che servono per leggere un saggio divulgativo o
seguire un documentario: armistizio, unificazione, regime, colonialismo,
secessionismo, latifondisti, trattato, rivolta; e sul versante scientifico ipotesi, teoria
geocentrica, sperimentazione, evidenza scientifica, divulgazione, scoperta, ricerca
applicata, mutazione, sostenibilità.
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📊 Economia e statistica. Un’area centrale al C1 perché serve anche a
commentare dati e grafici: crescita, decrescita, calo, flessione, incremento, tasso,
andamento, indice, media, campione, rilevazione, quota, divario, e i verbi tecnici del
commento — attestarsi, incidere su, oscillare, raddoppiare, dimezzarsi, registrare un
aumento del..., essere in controtendenza.
️ Arte, disegno e moda. Affresco, bozzetto, tela, pennellata, chiaroscuro,
prospettiva, abside, navata, decorazione, curatore, mostra retrospettiva; e per la
moda figurino, merletto, tessuto, taglio sartoriale, capo, collezione, sfilata, filato.
⚖️ Diritto e vita civile. Riforma, norma, decreto, emendamento, disegno di legge,
potere giudiziario, costituzionale e incostituzionale, illiberale, ricorso, sentenza,
tribunale, imputato, magistratura, giurisprudenza.
️ Architettura, ingegneria e ambiente. Complesso, facciata, volumetria, fulcro,
teca, restauro, ristrutturazione, cantiere, progettazione, impianto, isolamento termico,
fotovoltaico, ecocompatibile, consumo di suolo.
Espressioni idiomatiche, collocazioni e sfumature
Il sillabo prevede che tu usi molte espressioni metaforiche e idiomatiche (è una palla al
piede, far venire i brividi, sudare sette camicie, avere la coda tra le gambe, essere in una
botte di ferro). L’elenco potrebbe continuare a lungo, e vale la pena riconoscerne
almeno la fisionomia: tirare l’acqua al proprio mulino, avere le mani in pasta, cadere dalle
nuvole, prendere due piccioni con una fava, gettare la spugna, mettere il dito nella piaga,
avere un diavolo per capello, non avere peli sulla lingua, tagliare la testa al toro, fare
orecchie da mercante, andare a ruba, restare a bocca asciutta, saltare la mosca al naso,
prendere fischi per fiaschi.
Verbi pronominali
Strettamente imparentati con le espressioni idiomatiche, e altrettanto tipici del C1,
sono i verbi pronominali: quei verbi che incorporano ci, ne, la o una loro combinazione
e che assumono un significato non deducibile dal verbo di partenza. Farcela (riuscire),
cavarsela, prendersela (offendersi), avercela con qualcuno, andarsene, fregarsene,
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intendersene, volerci e metterci (per il tempo necessario), entrarci (avere a che fare),
starci (essere d’accordo), cascarci (farsi ingannare), valerne la pena, saperla lunga,
passarsela bene o male, sentirsela, tirarla per le lunghe, smetterla, piantarla, rimetterci e
guadagnarci, godersela, darsela a gambe. Sono estremamente frequenti nel parlato
reale e quasi invisibili nei materiali didattici: al C1 non basta riconoscerli, devi usarli tu,
e usarli con la coniugazione giusta (ce l’ho fatta, me ne sono andato, se l’è presa, non ci
sono cascato).
Connettivi complessi e segnali discorsivi
Al C1 il repertorio dei connettivi si allarga verso le forme più formali e più precise:
qualora, laddove, ove, ammesso che, posto che, fermo restando che, salvo che, a meno
che non, anziché, in luogo di, per quanto, dal momento che, tant’è vero che, sicché, non
tanto... quanto, se non altro.
Poi ci sono le formule per gestire il discorso, le quali aiutano a rendere un intervento
naturale in una riunione o in un dibattito:
● iniziare a parlare: per quanto riguarda..., vorrei intervenire a proposito di...
● introdurre un tema nuovo: vorrei parlare oggi di un problema che..., la
testimonianza di X mi permette di approfondire...
● dare la parola: passo la parola a..., vorrei sapere il suo punto di vista..., l’ospite che
abbiamo oggi è...
● chiedere la parola: se mi permette, vorrei..., scusi se mi intrometto, ma...
● aggiungere argomenti: non si deve dimenticare che..., tra l’altro..., d’altra parte...
● ribadire un concetto: ricapitolando..., sottolineo ancora una volta che...
● riprendere qualcosa di già detto: come avevo accennato..., come ha detto il signor
X..., mi riallaccio a quanto detto da...
A queste vanno aggiunti i segnali discorsivi dell’italiano parlato, che il sillabo indica
come competenza attiva del C1: appunto, proprio, ecco, insomma, diciamo, guarda,
senti, no?, magari, figurati, macché, boh, insieme alle interiezioni (oh!, ah!, eh!, beh...).
Non hanno quasi mai un significato traducibile e non compaiono nei dizionari bilingui
in modo utile, ma sono ciò che separa un italiano corretto da un italiano vivo: un
discorso senza segnali discorsivi suona scritto anche quando è parlato.
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Neologismi, colloquialismi e varietà dell’italiano
Il sillabo chiede infine tre cose che riguardano la lingua nel suo stato attuale, e non la
lingua “da manuale”. La prima: comprendere e usare i neologismi, cioè le parole
entrate nell’uso di recente, spesso dall’inglese o dalla tecnologia (smart working,
influencer, taggare, spoilerare, sostenibilità nel suo senso esteso, resilienza, fake news),
sapendo però che alcune sono già invecchiate e altre resteranno: la sensibilità per
capire quali sono ancora vive fa parte del livello. La seconda: usare colloquialismi ed
espressioni gergali quando il contesto le richiede (un sacco di gente, mica male, non ci
sto capendo niente, è una figata, che palle, dai!), sapendo che sono strumenti di registro
e non un modo di parlare universale — e sapendo anche, dice esplicitamente il sillabo,
evitare la volgarità. La terza: riconoscere alcune varietà regionali dell’italiano e alcune
forme “scorrette” ma diffusissime nel parlato colloquiale — a me mi piace, ci ho fame,
gli ho detto riferito a più persone, l’indicativo al posto del congiuntivo — capendo che
chi le usa non sta sbagliando per ignoranza, ma parlando in un registro diverso da
quello scritto formale. Distinguere l’errore dalla variante è, forse, la competenza
lessicale più matura di tutte.
Nella prossima parte vedremo la grammatica: le strutture che, insieme a questo
lessico, ti permettono di dire esattamente quello che vuoi dire, nel modo in cui vuoi
dirlo.