Studiare con WhatsApp e social aperti, Mento: “Il multitasking è un mito, il cervello paga un costo a ogni interruzione”

Lo psicologo dell’Università di Padova spiega in una intervista a Fabio Gervasio perché passare continuamente da un’attività all’altra può ridurre l’efficienza cognitiva e aumentare lo stress.
Studiare mentre arrivano messaggi su WhatsApp, notifiche dai social e avvisi da altre applicazioni non significa svolgere efficacemente più attività contemporaneamente. Nella maggior parte dei casi, il cervello è costretto a spostare ripetutamente l’attenzione da un compito all’altro, sostenendo un costo cognitivo.
È il meccanismo illustrato da Giovanni Mento, psicologo e docente dell’Università di Padova, nell’intervista condotta da Fabio Gervasio per Orizzonte Scuola.
E sul multitasking: “Non è affatto vero, – afferma – questo è un mito con cui in qualche modo la società moderna ci ha abituato a convivere“.
Perché il cervello non riesce a fare tutto insieme
Il motivo? Il controllo consapevole da parte del nostro cervello delle attività sono limitate.
Se due compiti richiedono entrambi concentrazione, il cervello si dedica ad ogni attività usando le stesse risorse nello stesso momento.
“Noi siamo un sistema a capacità limitata“.
Le eccezioni ci sono e riguardano le attività fortemente automatizzate.
In questi casi, la persona passa rapidamente da un compito all’altro, con possibili conseguenze sulla precisione e sui tempi di esecuzione.
Il costo cognitivo delle interruzioni
Il fenomeno viene indicato in psicologia cognitiva come switch cost, cioè il costo associato al passaggio tra attività differenti.
“Se io sto facendo una cosa e poi passo a un’altra, per un certo margine di tempo perdo colpi“, spiega Mento.
Per uno studente che sta leggendo, risolvendo un problema o preparando una verifica, ogni notifica può richiedere un nuovo spostamento dell’attenzione. Il risultato non è una maggiore produttività, ma una maggiore frammentazione del lavoro.
Le notifiche e l’aumento dello stress
Inoltre, la necessità di gestire continuamente stimoli differenti può coinvolgere anche i sistemi fisiologici associati alla risposta allo stress.
“Tutto questo aumenta tantissimo lo stress”, osserva lo psicologo.
La presenza di notifiche provenienti da applicazioni diverse contribuisce a moltiplicare le richieste di attenzione, rendendo più difficile mantenere la concentrazione su un unico obiettivo.
Lo studente che prova a fare tutto
Se mentre studi ascolti musica, rispondi ai messaggi, “di fatto l’attenzione viene fortissimamente disgregata“, afferma.
Lo psicologo sostiene che la ripetizione di questa modalità possa rendere più difficile abituarsi a periodi di concentrazione prolungata, anche quando le distrazioni vengono successivamente eliminate.














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